giovedì 3 marzo 2011

Viaggio in Romania

Secondo la leggenda, Achille passò mesi vestito da donna e nascosto presso il Re Licomede, ma in realtà curava nel cuore la furia e la grandezza della Guerra di Troia.

Anche noi per un paio di settimane, siamo rimasti a New York in un regime di calma apparente, ma in realtà stavamo già preparando la prossima azione. Del resto, è evidente che quel che ci manca è un Omero: il massimo che abbiamo ottenuto sino ad ora è stato qualche trafiletto sul Boston Globe a proposito di “soliti ignoti” che hanno profanato una tomba, e di altri sconosciuti che hanno massacrato una vecchina. Tuttavia, meglio rimanere ignoti piuttosto che essere cantati (in cella) per simili gloriose imprese.

Ad ogni modo, abbiamo studiato per bene la situazione del barone Hauptman. Avremmo voluto conoscere qualcosa anche sulla Confraternita della Bestia, ma nonostante io sia uno dei migliori bibliofili della East Coast, non trovammo praticamente nulla, salvo la notizia (invero non recentissima) di un teutonico che era stato espulso dall'ordine perché accusato di aver preso parte a questa confraternita, nel 1200. Da allora, più nulla.

Ma quell'episodio si riferiva proprio al paese nel quale stavamo per recarci: la piccola città di Drovosna (vicino Klausenburg, odierna Cluj), un paese di duemila anime sul quale troneggiano i ruderi dell'antico maniero degli Hauptman. Antico davvero: costoro ebbero il potere sulla zona sin dalla notte dei tempi, e resistettero perfino ai Mongoli ed ai Turchi.

Ottenuto un visto per motivi di caccia (in fondo, era vero...), siamo partiti per la Romania, con un lungo viaggio in nave durante il quale Sakasà ha provato un po' a psicanalizzarci affinché ci riprendessimo da tutto quanto di sconvolgente avevamo visto nei giorni precedenti, dal ragno che usciva dagli occhiali sino all'orribile vecchina in camicia da notte.

Appena giunti in loco, ci siamo resi operativi indirizzandoci all'unica locanda del paese, la tana dell'oste Drobne, un gioviale poliglotta con la convinzione che agli inglesi o affini (ossia chiunque intenda l'inglese) faccia piacere essere insultati. O, più probabilmente, qualche burlone gli ha spiegato che “vecchio bastardo” è un complimento, mentre quanto di più carino si può dire della propria moglie e della propria figlia è che sono “le migliori troie del paese”. Ad ogni modo, nonostante questa dichiarazione, le due donne non si sono viste.

In compenso, Drobne ci ha fornito molte informazioni interessanti, a parte una pausa di timoroso silenzio all'ingresso di un uomo deciso seguito da quattro scagnozzi: come ci è stato spiegato, si trattava di Lazlo, l'uomo d'azione del barone Haupman, l'unico ad essere al suo fianco da quando questi è tornato ad abitare il maniero dei suoi avi, quarant'anni fa.

Abbiamo anche saputo che in una stanza della locanda risiede da alcuni un giovane ricercatore, ma non siamo riusciti a vederlo: torna solo verso sera.

Così, abbiamo deciso di passare in visita alla Chiesa locale, un po' per prepararci l'anima ad una probabile dipartita in caso di vista da Hauptman, in parte per raccogliere informazioni. Fortunatamente il prete era un uomo assolutamente affabile, con due complimenti sulla qualità artistica della sua Chiesa, ci ha fatto entrare, e non appena abbiamo rivelato di essere interessati al folklore locale (assai credibile da quando Bram Stoker ha ambientato da quelle parti il suo romanzo), ha cominciato a raccontarci del vampiro locale.

Periodicamente, infatti, nella zona si trovano morti inspiegabili, dissanguati. A fine Ottocento ci fu una vera strage, ma gli assassini non sono mai finiti, gli ultimi erano vecchi di un paio d'anni appena. Del resto, almeno una volta il presunto vampiro aveva reso un servizio alla comunità: quando i Turchi assediavano il castello e gli Hauptman resistevano, un mattino i capi dell'esercito ottomano furono trovati dilaniati, e gli invasori decisero di abbandonare la zona per virare verso la Valacchia.

Ora, era un caso che la belva avesse fatto un favore agli Hauptman, o c'era una connessione?

2 commenti:

  1. Ottenuto un visto per motivi di caccia (in fondo, era vero...) ahahaha troppo vero.

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